lunedì 2 settembre 2013

Chomsky attacca “questi intellettuali che si auto-ammirano reciprocamente, parlano solo tra di loro e (che io sappia) non mettono piede nel mondo in cui io preferisco vivere”. Intellettuali “estremamente pretenziosi”, ma ad un’analisi più accurata, “la maggior parte di essi risulta incolta, fondata su straordinari fraintendimenti di testi che conosco molto bene (o che in qualche caso ho scritto io), molte affermazioni sono banali (sebbene agghindate in un linguaggio complesso), oppure false; ed una gran quantità di cose non ha alcun senso”. Slavoj Zizek ha così risposto a Chomsky: “Non conosco un tizio che sia stato empiricamente in errore tanto spesso”. Il riferimento è alla difesa di Chomsky del regime di Pol Pot, che fra il 1975 e il 1979 sterminò quasi un terzo della popolazione cambogiana, e macchierà per sempre la sua reputazione di attivista politico. Nel giugno del 1977, su Nation, Chomsky definiva “distorsioni di quarta mano” le testimonianze sulle condizioni di Vietnam e Cambogia dopo la vittoria dei comunisti. Per Chomsky le “storie fantasiose sulle atrocità comuniste” avevano lo scopo di minare la credibilità di chi si opponeva alla politica estera americana.

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