lunedì 2 settembre 2013

Paul Johnson, nel suo capolavoro sugli “Intellettuali”, descrive Chomsky come “un utopista vecchio stile”. E un grandissimo della linguistica. Secondo l’Art Humanities Citation Index, il suo lavoro è citato come fonte più di quello di qualsiasi altro studioso vivente, ed è l’ottavo in assoluto. Anche fisicamente, Chomsky è l’esatto opposto dell’intellettuale europeo. Persino quando lancia strali contro l’imperialismo, il suo volto non cambia mai espressione, non alza mai la voce, tanto che se non avesse un microfono non lo si percepirebbe. I suoi occhi sono come sprofondati e così sottili da sembrare chiusi. Protetti dal celebre paia di occhiali da apparatchik socialista che il professore indossa praticamente da quando scrisse il suo primo articolo ad appena dieci anni per un giornale locale, dedicato alla guerra civile spagnola. L’odio di Chomsky per gli intellettuali europei come Zizek sta anche nel suo stile di vita tipicamente anonimo americano. Chomsky conduce la perfetta esistenza dell’esponente della middle class della East Coast. Ha una casa a Lexington, un sobborgo di Boston, e trascorre le vacanze estive a Cape Cod. E’ lì che vive Chomsky, nel silenzio e nella privacy dei grandi spazi verdi, fra bambini che fanno evoluzioni in bicicletta, gruppi familiari che si dirigono verso le chiese, station-wagon caricate di provviste per picnic.

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