lunedì 2 settembre 2013
"Prendiamo Derrida, uno dei vecchi saggi”, ha scritto Chomsky. “Pensavo di dover quantomeno essere capace di comprendere la sua ‘grammatologia’, quindi ho provato a leggerla. Sono venuto a capo di qualcosa, per esempio l’analisi critica dei testi classici, che conoscevo molto bene e a proposito di cui avevo scritto anni prima. Ho trovato lo studio spaventoso, fondato su penosi fraintendimenti; e gli argomenti forniti non si avvicinavano nemmeno agli standard a cui ero abituato praticamente fin dall’infanzia. Forse mi sono perso qualcosa, può essere, ma come ho detto restano i sospetti”. Ne ha anche per Julia Kristeva, semiologa di fama internazionale, altra esponente di spicco dello strutturalismo: “Venne nel mio ufficio vent’anni fa. Poi divenne una maoista, e non ho più letto nulla di lei”. E per Jean-François Lyotard, l’autore della “Condizione postmoderna”: “Aspetto qualche indicazione sul fatto se ci sia qualcosa al di là di trivialità e nonsense”.
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