lunedì 2 settembre 2013
La storia avrebbe dato ragione a Chomsky e oggi la teoria skinneriana è ampiamente superata. Chomsky è per istinto un antievoluzionista, tanto che Daniel Dennett, nel suo libro “Darwin’s dangerous idea”, dedica una sezione a “Chomsky contro Darwin”. A Chomsky, che compare anche fra i celebri “Modern Masters” di John Lyons, si deve dunque una delle teorie scientifiche più rivoluzionarie del Novecento, da alcuni paragonata perfino a quella della relatività di Albert Einstein. Le ripercussioni della “rivoluzione chomskiana” sono state profonde e non soltanto nel campo della linguistica, ma anche nella psicologia e nella metodologia della scienza. Chomsky da un lato ha aperto nuove vie in una branca della matematica (la teoria formale del linguaggio) e dall’altro ha riaffermato il carattere mentalistico e astratto (invece che comportamentistico ed empiristico) della psicologia cognitiva e della linguistica. I coniugi Chomsky, Noam e Carol, sono stati una fervida coppia di rivoluzionari del linguaggio che amavano paragonare il proprio lavoro ai “collezionisti di farfalle” (compito della scienza è descrivere, non spiegare). La moglie, scomparsa un anno fa, la linguista Carol Doris Schatz, aveva spiegato le modalità con cui i bambini apprendono il linguaggio nella primissima infanzia. Lei accademica di rango alla Harvard Graduate School of Education, lui guru al celebre Mit del Massachusetts. Con il suo primo libro del 1957, “Syntactic Structures”, scatenò un terremoto intellettuale.
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