venerdì 11 ottobre 2013
Orior: io nasco; M-orior: io muoio. Perché per definire le due tappe fondamentali della vita: la nascita e la morte, i latini si servivano di un‘identica metafora vitale, orior, differenziandola soltanto con l‘introduzione della particella M? Che valore dare a questa consonante capace di illuminare con un senso diverso i due momenti del divenire? La M è solo uno specchio simbolico capace di modificare enantiomorficamente l‘immagine vitale nascosta nel termine orior, senza alterarne il significato metafisico che vuole la vita e la morte identici sul piano della trasformazione? O non piuttosto in tal consonante traluce un significato più recondito il cui valore è di spiegare l‘inesorabile continuità di ogni divenire.
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