martedì 10 settembre 2013

MASSIMILIANO PANARARI: Mi pare che l’«anomalia italiana» possa essere spiegata attraverso il mix, davvero peculiare, di premodernità e di postmodernità che caratterizza il nostro Paese, e che ne fa un unicum rispetto alle liberaldemocrazie occidentali. Ora, non credo esista un genius loci, naturalmente, ma ritengo si possa parlare di un carattere nazionale e – mi si passi l’espressione – di un’«antropologia» italiana frutto delle vicende storiche che questo Paese, divenuto unitario soltanto 150 anni or sono, a differenza di altre nazioni europee, ha vissuto lungo i secoli. Di qui, vari tratti negativi, a partire dal conformismo, dall’estrema debolezza – purtroppo sempre più evidente – dell’idea di Stato e dall’eterno ripresentarsi di quel tornaconto individuale, il «particolare» guicciardiniano, che costituisce una costante, negli ultimi anni davvero dirompente per la sua virulenza rispetto alla stessa tenuta complessiva della comunità nazionale. Una visione nella quale l’individuo non è il soggetto portatore di istanze proprie, ma la monade che vuole sempre e comunque «farsi gli affari suoi». Su questa predisposizione storica, una permanenza di lunga durata, come l’avrebbe classificata Fernand Braudel, si sono innestate le trasformazioni prodotte da una determinata tipologia di globalizzazione, dalla precarizzazione lavorativa alla solitudine dell’uomo globale (come la chiama Zygmunt Bauman). Di qui, a mio avviso, il prodursi di un impasto singolarissimo (e tremendo), che ha visto confluire, giustappunto, il peggio della nostra atavica premodernità, e il peggio di una globalizzazione di marca puramente finanziaria fondata sulla legge del più forte, come nel capitalismo ottocentesco. Un contesto nel quale, per di più, si mantiene inalterato, in forma riveduta e corretta, l’omaggio al potere, che genera conformismo e rifiuto del pensiero alternativo. Siamo un popolo tristemente abituato a correre in soccorso dei vincitori. Ora, non siamo gli unici, e ci sono parti importanti della società sane da questo punto di vista; per fortuna, quindi, l’Italia è anche altro, e non solo questo. Ma tali problemi esistono, e sono terribilmente seri, e quindi andrebbero affrontati e non lasciati incistare sempre di più.

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